Uno studio chiarisce l’impatto dell’ipotermia terapeutica sugli esiti nell’encefalopatia neonatale

Alcuni specialisti hanno riportato nuovi risultati sull’effetto dell’ipotermia terapeutica e del pattern lesionale nell’encefalopatia neonatale sugli esiti neuroevolutivi a 1-2 anni.

La Dott.ssa Ashley Bach del Children’s Hospital di Philadelphia, Pennsylvania, Stati Uniti, ha riferito i risultati dello studio che ha coinvolto una coorte prospettica di 434 neonati a termine affetti da encefalopatia ipossico-ischemica (EII), che colpisce 1,5 nati vivi su 1.000.

Circa il 25% dei bambini sopravvissuti mostra sequele neuroevolutive e l’ipotermia terapeutica ha dimostrato di migliorare gli esiti neuroevolutivi in seguito a EII.

La Dott.ssa Bach e colleghi hanno valutato l’associazione tra l’ipotermia terapeutica e i riscontri di imaging a risonanza magnetica (RM) con il neurosviluppo e hanno valutato il modo in cui l’ipotermia terapeutica altera il valore predittivo dell’anomalia alla RM per gli esiti.

La coorte, reclutata nel periodo 1993-2017, è stata sottoposta a RM pesata in diffusione a una mediana di 4 giorni di vita (con pattern lesionali classificati come normali, emodinamici o dei gangli della base/talamici) e a test neuroevolutivi a una mediana di 30 mesi. I test comprendevano valutazioni degli esiti cognitivi e motori, mediante i punteggi di Bayley-II/III.